Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nel vostro credere, affinché abbondiate nella speranza, mediante la potenza dello Spirito Santo.
Romani 15:13
Lasciarci alle spalle l’hype non è facile in una cultura che si basa sull’iperstimolazione della dopamina. Ma c’è qualcosa di molto più grande e molto più entusiasmante1 dell’hype: la speranza (in inglese hope).
La speranza nella “società dell’angoscia”
Secondo la Bibbia la speranza è una prospettiva fiduciosa di ciò che Dio può fare, basata sulla natura stessa di Dio (Salmo 39:7; 62:5) ciò che ha già fatto (Salmo 52:9) e su ciò che ha promesso (Atti 26:6; Romani 4:18). La speranza è intimamente legata all’amore e alla fede (Romani 5:5; I Corinzi 13:13; Ebrei 11:1).
L’hype ha usurpato il ruolo della speranza: come abbiamo fatto confusione tra revivalismo e risveglio, abbiamo confuso le aspettative esagerate generate dal clamore umano con la speranza viva generata dalla fede e dall’amore in Cristo.
Se in inglese la differenza tra hype e hope è soltanto in una vocale, nella realtà la differenza è enorme e sostanziale:
- L’hype è artificiale, la speranza è divina.
- L’hype porta alla disillusione e al compromesso, la speranza alla certezza e alla santificazione.
- L’hype stimola la nostra carne, la speranza il nostro spirito.
- L’hype cerca l’appagamento immediato, la speranza si slancia verso l’eternità.
- L’hype dipende dalle circostanze, la speranza sfida le circostanze.
Quando riscopriamo la speranza, riscopriamo qualcosa di cui il mondo ha un estremo bisogno. Un hype destinato a sprofondare nelle fossa della disillusione non fa altro che alimentare quella che il filosofo Byung-Chul Han definisce “la società dell’angoscia”.
I picchi di aspettative esagerate che vengono deluse in realtà svuotano il futuro di senso e possibilità. L’autorefenzialità di un hype che non sa uscire dalla bolla evangelica diventa specchio dell’egocentrismo e del narcisismo sociale della nostra epoca:
Oggi, nella nostra società narcisistica, il sangue è effettivamente rinchiuso nella meschina circolazione che non esce mai dall’Ego. Esso non si diffonde più per il mondo. Privi di mondo, noi non facciamo altro che orbitare attorno al nostro Ego. La speranza ha un’estensione, istituisce un Noi, ed è questo che la differenzia dal desiderio o dalla mera aspettativa.
Se nella filosofia di Han la speranza ha una forte accezione politica (e rivoluzionaria) il cristiano può riconoscere invece la vera natura della speranza, e soprattutto in chi o cosa riporre la propria speranza.
Comunicazione della speranza
Poiché io vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture.
I Corinzi 15:3
Questa speranza però non è fine a sé stessa, ma una speranza che va comunicata a un mondo prigioniero della società dell’angoscia.
La fonte della speranza è Cristo Gesù, il messaggio della speranza è l’Evangelo, il mezzo della speranza è la Chiesa, il destinatario è il mondo.
L’hype distorce queste dinamiche perché in realtà aumenta il rumore che disturba l’integrità del messaggio dell’Evangelo, il Risveglio le manifesta nella loro massima espressione perché lascia maggiore spazio all’opera dello Spirito Santo.

La fonte della speranza: Cristo, non l’uomo
… Cristo in voi, speranza della gloria.
Colossesi 1:27
Cristo è la fonte di ogni nostra speranza. Riporre la nostra speranza in Gesù significa “fissare il nostro sguardo” (Ebrei 12:2) su di Lui. Gesù è il Salvatore (Luca 2:11; Atti 13:23; Tito 1:4; 3:6), l’origine della nostra vita spirituale (Giovanni 6:35), la roccia su cui costruire ogni nostra speranza (I Pietro 2:4-6).
La speranza in Cristo e l’hype umano non sono compatibili, anche se molti cercano di dimostrare il contrario proclamando a parole la centralità di Gesù e dimostrando nei fatti la dipendenza dall’hype.
Quando riponiamo davvero la nostra speranza in Cristo l’hype generato da personalità carismatiche o influencer evangelici può essere immediatamente ridimensionato. Come abbiamo visto Gesù ha già smantellato le tecniche dell’hype nel Sermone sul Monte e non si è lasciato impressionare neanche dall’hype che circolava a Suo riguardo.
Poi Gesù se ne andò, con i suoi discepoli, verso i villaggi di Cesarea di Filippo; strada facendo domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che io sia?» Essi gli dissero: «Alcuni, Giovanni il battista; altri, Elia, e altri, uno dei profeti». Egli domandò loro: «E voi, chi dite che io sia?» E Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». Ed egli ordinò loro di non parlare di lui a nessuno.
Marco 8:27-30
Esaltare gli uomini attraverso l’hype significa assicurarsi una delusione cocente, esaltare Cristo ci ricorda che soltanto Lui non ci deluderà mai. La croce è stata il tramonto di ogni hype umano, la risurrezione è stata l’alba della speranza divina (I Pietro 1:3).
Il messaggio della speranza: l’Evangelo, non la tecnica
… perseverate nella fede, fondati e saldi, non essendo smossi dalla speranza dell’evangelo che avete udito …
Colossesi 1:23
Se Gesù è la fonte in cui riponiamo la nostra speranza, l’Evangelo rivelato nella Scrittura è il messaggio della nostra speranza, perché è il messaggio di Gesù stesso (I Corinzi 15:1-11).
Nell’opera fondamentale Understanding Media del 1964 il teorico dei media Marshall McLuhan coniò la famosissima frase “il mezzo2 è il messaggio”, cioè:
- Il mezzo, per come è strutturato, modificherà la natura del messaggio (la stessa storia sarà diversa se letta in un libro, ascoltata alla radio, vista su uno schermo).
Ecco perché, per chi vuole generare hype, non ci si può accontentare dell’Evangelo in sé, ma bisogna ricorrere a una serie di strategie e mezzi tecnici che danno l’illusione di essere più efficaci nel comunicare il messaggio di Gesù ma che in realtà rischiano di snaturarlo.
Ad esempio, l’uso massiccio dei codici dettati dai Social Media per generare hype cristiano rischia di contaminare l’Evangelo con i suoi problemi strutturali (estrema semplificazione, polarizzazione, rage-baiting, echo chambers, spettacolarizzazione, fake news, infodemia, vetrinizzazione).
Oppure le narrazioni dei Vangeli in forma di film o serie tv si portano dietro un insieme di limitazioni tecniche, artistiche e organizzative che non potranno mai riportare tutta la verità dei Vangeli, il messaggio “non sarà mai vero, ma al massimo verosimile3”.
Più si dipende dai vari mezzi e dalle varie tecniche più il rischio di “rumore” è alto: la tendenza è quella di aggiungere all’Evangelo caratteristiche che lo rendono in apparenza più “fruibile” al pubblico e, allo stesso tempo, togliere all’Evangelo le parti che risultano incompatibili (o perché ritenute “poco fruibili” o perché non veicolabili dal media utilizzato).
La nostra speranza deve rimanere nell’Evangelo così come rivelato nelle Scritture, nella sua integrità, non nelle tecniche che allo stesso tempo riescono ad aggiungere qualcosa e a togliere qualcosa all’Evangelo (Apocalisse 22:18).
Perché soltanto quello è l’Evangelo che è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede … poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede” (Romani 1:16, 17).
Il mezzo della speranza: la Chiesa, non le sovrastrutture
E (Gesù) disse loro: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura”.
Marco 16:15
Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.
Atti 1:8
Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con gli occhi nostri, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della Parola della vita (e la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista, ne rendiamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quello, dico, che abbiamo visto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, affinché voi pure abbiate comunione con noi e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.
I Giovanni 1:1-3
Se l’Evangelo biblico è il messaggio, la Chiesa è il mezzo della nostra speranza, perché è il mezzo che Gesù stesso ha creato e stabilito per trasmettere il Suo messaggio.
Riprendiamo il concetto di McLuhan “il mezzo è il messaggio” per analizzarne un altro aspetto:
- Il mezzo, per come è strutturato, è di per sé un messaggio (il libro, la radio, la TV, gli smartphone, i social media hanno caratteristiche che a priori suscitano approcci e comportamenti diversi).
La Chiesa è messaggio per ciò che è: la comunità basata sulla confessione della signoria di Cristo (Matteo 16:16-19), la nuova umanità nata dal sacrificio di Cristo (Efesini 2:14-15), la casa di Cristo (Ebrei 3:6; I Pietro 4:17).
Come già sottolineato in McChurch, la metafora più utilizzata nel Nuovo Testamento per la chiesa è “il corpo di Cristo”, la comunità dei credenti rigenerati uniti a Gesù nella Sua morte e nella Sua risurrezione (Colossesi 2:12-15, 19), di cui ogni membro è parte integrante (I Corinzi 12:12-31).
La Chiesa nella sua totalità e in ogni sua parte ha il compito di trasmettere il messaggio dell’Evangelo attraverso la proclamazione verbale (Matteo 24:14; I Corinzi 1:21; II Timoteo 4:2, 17) la testimonianza pratica (Matteo 5:16; Atti 9:36; Tito 3:8; I Pietro 2:12) e la sua stessa esistenza (II Corinzi 2:14; 5:20).
Come abbiamo visto nei segni del vero risveglio, il risveglio di Pentecoste racchiude tutti questi aspetti: la manifestazione pubblica della Chiesa come corpo di Cristo, la proclamazione dell’Evangelo e le opere pratiche che seguono. Tutti i credenti hanno una loro funzione e partecipano in maniera spontanea, gioiosa e semplice (Atti 2:46).
Nella cultura evangelica contemporanea il rischio è esternalizzare questo ruolo a un sistema sempre più complesso di sovrastrutture ecclesiali e paraecclesiali moltiplicando a dismisura eventi, associazioni, istituzioni, denominazioni, specializzazioni, progetti, agenzie.
Le sovrastrutture in sé non sono sbagliate, l’organizzazione è necessaria alle comunità cristiana e può essere qualcosa di profondamente utile. Un esempio in questo senso sono le denominazioni evangeliche (almeno nella loro accezione ideale) che servono per mantenere un’unità dottrinale, coordinare gli sforzi evangelistici, creare una rete di responsabilità pastorale, potenziare la formazione biblica sistematica.
Il problema è quando le sovrastrutture prendono il sopravvento, più si appropriano delle prerogative della chiesa-corpo e più si tenderà verso il professionismo, il tecnicismo, il politicantismo4, il personalismo (che spesso sfocia in un vero e proprio divismo) e la deresponsabilizzazione dei singoli credenti.
Un esempio legato alla cultura dell’hype è il concetto contemporaneo dei gruppi musicali come classe specializzata di neo-leviti (definiti spesso “adoratori”) fatta da professionisti e semiprofessionisti investiti della responsabilità della “guida dell’adorazione”. Questa sovrastruttura, ormai imprescindibile per molte realtà evangeliche nella produzione di esperienze, tende però a ridimensionare un principio base della chiesa-corpo: il sacerdozio universale dei credenti (I Pietro 2:5, 9), relegando i membri della comunità a un ruolo di spettatori nel culto e riducendo il concetto di adorazione a una dimensione musicale ad ampio impatto emotivo e alla costruzione di una produzione tecnica.
Un altro aspetto della cultura dell’hype è la dipendenza dall’uso dei social media e delle dirette streaming, diventate in molti casi indispensabili nell’accumulazione e nel mantenimento della propria sfera d’influenza all’interno della bolla evangelica. In realtà tutto questo contribuisce alle dinamiche di disincarnazione della Chiesa, che si fa sempre più liquida e digitale e perde una delle sue caratteristiche fondamentali: essere una comunità incarnata che adora Dio e si edifica in uno spazio fisico.
Una chiesa dominata dalle sovrastrutture smette di essere mezzo e diventa fine, una Chiesa risvegliata è una Chiesa in cui ogni singolo membro si ricorda di essere un mezzo fondamentale per la proclamazione dell’Evangelo, il più grande messaggio della storia, alla gloria di Cristo, l’unica speranza per un mondo sempre più dominato dall’angoscia.
- Così come c’è differenza tra hype e speranza, c’è differenza tra l’eccitazione e l’entusiasmo. Come ho scritto su Svoltaonline, l’entusiasmo è letteralmente “Dio in noi”.
↩︎ - O medium, cioè ogni tecnologia e ogni estensione e potenziamento delle facoltà umane.
↩︎ - Per approfondire la differenza tra “Gesù della Bibbia” e “Gesù dello Schermo”: https://www.svoltaonline.it/gesu-dalla-bibbia-allo-schermo/ ↩︎
- Il politicantismo è differente dalla politica (che in sé è gestione della “cosa pubblica”) ↩︎

