Spesso scambiamo l’hype per un movimento di Dio perché usiamo le metriche sbagliate.
Abbiamo bisogno di indicatori corretti, allineati al benchmark1 corretto: la Parola di Dio.
Degli indicatori corretti potrebbero essere i “12 Segni del Risveglio” descritti dal teologo pentecostale Joseph Castleberry2 (ex presidente della Northwest University) e basati sugli eventi immediatamente successivi alla Pentecoste, analizzandoli notiamo quanto il vero risveglio sfugga alle metriche di marketing.
- Enfasi su Gesù (Atti 2:14-36). A Pentecoste Pietro predicò alla folla Gesù Cristo: crocifisso, morto, sepolto e risorto dai morti come Signore e Messia. Quando arriva il risveglio, Gesù diventa l’epicentro e la priorità assoluta per i cristiani.
- Ravvedimento (2:37-38). Durante il risveglio spirituale, le persone provano un profondo senso di colpa per i propri peccati e si ravvedono. Come vedremo nei punti successivi, non si limitano ad abbandonare il peccato, ma distolgono la propria attenzione da ciò che è futile per dedicare più tempo alla ricerca di Dio.
- Peso per i perduti (Atti 2:40). A causa della convinzione di peccato che accompagna il risveglio, c’è una maggiore spinta verso chi si trova a sua volta nel peccato. Nel risveglio, c’è il desiderio che tutte le persone scoprano l’amore di Cristo.
- La presenza manifesta di Dio (2:40-43). Dio è sempre presente, ma nel risveglio spirituale la sua presenza si manifesta in maniera ancora più evidente: alla convinzione di peccato e al “timore di Dio” seguono guarigioni, “prodigi e segni”. Notare che la proclamazione pubblica è incentrata sul ravvedimento (v. 38) e la salvezza (v. 40), il Vangelo di cui “prodigi e segni” sono conseguenza e conferma, non il contrario.
- Vere conversioni (Atti 2:41, 47; 4:4). Si registrano nuove conversioni: non si tratta di “transfer growth” ma di persone che hanno ascoltato l’Evangelo per la prima volta. Spesso di questi versetti si enfatizza l’aspetto meramente numerico, ma in Atti 2 e in Atti 4 troviamo gli unici numeri degli Atti legati alle conversioni3, il che fa intendere un aspetto “eccezionale” dell’evento. La comunità cristiana di Gerusalemme arriverà a contare oltre cinquemila membri, una prima “esplosione” numerica che probabilmente ha coinvolto circa il 5% della popolazione di Gerusalemme, unica nel panorama dei primi secoli e che sarà dispersa quando arriverà la prima grande persecuzione che porterà molti cristiani a scappare dalla città4. Anche in questo senso il libro degli Atti si dimostra una narrazione fedele anziché una propaganda trionfalistica.
- Fame della Parola (2:42). Quando arriva il risveglio, le persone desiderano approfondire le Scritture, dedicarsi maggiormente alla lettura e allo studio, ascoltando la predicazione del Vangelo e ricevendo insegnamento.
- Passione per la preghiera (2:42). Il risveglio spirituale crea nelle persone un nuovo desiderio di pregare e adorare Dio.
- Maggiore generosità verso l’opera di Dio (2:45). Le offerte alla Chiesa e altre manifestazioni di sostegno materiale all’opera di Dio aumentano notevolmente durante il risveglio spirituale.
- Maggiore frequenza di incontri di preghiera informali tra credenti (2:46). Non aumenta soltanto il numero di attività puramente ecclesiali, ma i cristiani iniziano a incontrarsi nelle case, e in altri luoghi per trascorrere del tempo insieme “spezzando il pane”.
- Maggiore comunione tra i cristiani (2:46). Nel risveglio spirituale, il popolo di Dio prova un amore (caratterizzato da “gioia e semplicità di cuore”) più grande gli uni per gli altri, che li avvicina fra loro e attira i non credenti alla loro comunità.
- Reazione pubblica di favore e di contrasto (2:47). Sebbene i primi cristiani godessero del favore di “tutto il popolo”, ciò non valeva per il Sinedrio e i capi giudei. Quando inizia un risveglio, si incontrano diverse forme di opposizione, sia sotto forma di semplice derisione pubblica (Atti 2:13) sia di persecuzione sistematica da parte di chi ha il potere (Atti 4:1). Ma la gioia di avere il favore di Dio è più forte di qualsiasi forma di persecuzione o opposizione (Atti 5:41, 42).
- Aumento delle vocazioni (Atti 4:20, 31; Atti 6:7; Atti 8:4). Durante un risveglio spirituale, le persone sentono la chiamata di Dio a condividere il Vangelo. Se gli apostoli erano in prima linea nella proclamazione pubblica la diffusione del Vangelo da parte dei primi cristiani si esprimeva in ogni ambito della propria vita (familiare, relazionale, lavorativo). Sarà questo il motore che spingerà alla crescita lenta ma costante5 della comunità cristiana nei decenni successivi.
La chiesa degli Atti e l’hype cristiano
Vale la pena a questo punto mettere sul piatto della bilancia alcune caratteristiche dell’hype con quelle del primo risveglio.
- L’hype porta l’emozione alle stelle, il risveglio porta umiltà e ravvedimento. L’hype ti fa sentire un “campione” (aspettative esagerate). Il vero risveglio inizia quando ti senti un peccatore bisognoso di grazia. Il risveglio non gonfia l’ego, lo frantuma.
- L’hype si focalizza su novità e metodi, il risveglio si focalizza sulla Parola. Nel ciclo dell’hype emerge l’ultimo libro best-seller o la “nuova rivelazione”. Nel risveglio, si torna alle Scritture. Non si cerca il nuovo, si cerca l’Eterno.
- L’hype porta alla celebrazione delle personalità, il risveglio all’esaltazione di Cristo. L’hype dipende dal carisma del leader sul palco e sulla sua visibilità pubblica. Nel vero risveglio l’attenzione si sposta totalmente su Cristo, rendendo il movimento sostenibile anche senza uno “star system cristiano”.
- L’hype genera rumore e attivismo, il risveglio genera generosità e amore. L’hype produce continuamente eventi e strutture per aumentare e mantenere la propria visibilità, e richiede continui flussi di denaro per sostenersi. Il risveglio produce generosità spontanea e sacrificale verso gli altri, per necessità concrete. Non è un picco di consumo, è un picco di donazione (di sé e delle proprie risorse).
- L’hype è narrazione autoreferenziale, il risveglio è comunicazione spontanea. L’hype si attiva e si alimenta attraverso un racconto costruito da sé stessi, il risveglio non ha bisogno di marketing, è talmente evidente e spontaneo che non ha bisogno di storytelling, ma di testimoni.
Utilizzando questa lista come “filtro”, ci accorgiamo che molti fenomeni che si autodefiniscono o appaiono come “risveglio” sono soltanto narrazioni costruite da picchi di aspettative inflazionate, catalizzate dall’efficacia di mezzi strategici e dall’influenza di personalità carismatiche.
Allo stesso tempo è possibile che molte chiese che non vengono neanche considerate o sono del tutto sconosciute (perché non fanno grandi numeri sui social, o perché si trovano in paesi in cui c’è grande persecuzione), stiano vivendo un autentico risveglio secondo i parametri biblici.
Agli occhi umani, che possono essere distorti dalle “lenti” della propria cultura, può sempre sfuggire ciò che invece non sfugge a Dio, che conosce perfettamente la reale condizione di ogni chiesa o movimento. Lo possiamo vedere attraverso lo spaccato profetico di alcune chiese alla fine del primo secolo che troviamo nei capitoli 2 e 3 di Apocalisse.
In questi due capitoli troviamo la chiesa di Sardi che “aveva fama di vivere” ma era “morta” (Apocalisse 3:1) o la chiesa di Laodicea che si autodefiniva ricca e autosufficiente che invece era “infelice fra tutti, miserabile, povera, cieca e nuda” (3:17) mentre invece troviamo la chiesa di Smirne, povera e perseguitata, che viene definita “ricca” (2:9) e la chiesa di Filadelfia, che aveva “poca forza” ma che si ritrova davanti a sé “una porta aperta, che nessuno può chiudere” (3:8).
Sardi e Laodicea, immerse nell’hype della fama e della ricchezza, falliscono miseramente.
Smirne e Filadelfia, tra sofferenze e difficoltà, ottengono un grande “successo silenzioso”.
- Un benchmark è un punto di riferimento standardizzato, utilizzato come termine di paragone per valutare prestazioni, qualità o risultati. ↩︎
- 12 Signs of Revival, Joseph Castleberry, Northwest University, 2022 ↩︎
- Negli altri riferimenti che riguardano l’aumento dei convertiti non vengono mai citati numeri (Atti 2:47; 5:14; 6:1, 7; 8:4, 12, 13, 38; 9:18, 31, 42; 10:48; 11:21, 24; 12:24; 13:49; 14:1, 21; 16:5, 15, 33; 17:4, 12, 34;18:8; 19:5). ↩︎
- Analisi socio-storiche come quelle di Rodney Stark in The Rise of Christianity hanno stimato che, alla fine del primo secolo, i cristiani fossero circa 7500 (lo 0,02% della popolazione dell’Impero Romano) e abbiano superato i 100.000 soltanto tra il II e il III secolo. ↩︎
- Rodney Stark in Cities of God ipotizza un tasso di crescita della comunità cristiana primitiva del 3,4% annuo, al netto degli eventi di Pentecoste il 2,4%. ↩︎

