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McChurch è un blog che analizza
da una prospettiva multidisciplinare cosa succede quando le chiese assimilano le dinamiche della cultura consumistica.

In realtà le cinque fasi del ciclo dell’hype non sono passaggi automatici, perché in pochi sopravvivono alla “fossa della disillusione” dopo che è passato il picco delle aspettative esagerate, e molti finiscono nel “cimitero dell’innovazione”.

Come sottolineato da un’analisi1 dell’Economist “solo una piccola parte, forse un quinto, passa dall’innovazione all’entusiasmo, alla disillusione e infine all’adozione diffusa … altri passano dal boom al crollo, ma non tornano più … un numero allarmante di tendenze sono fuochi di paglia”.

A livello di adozioni tecnologiche le motivazioni possono essere diverse, ma in campo ecclesiastico il rischio è altrettanto concreto, perché mantenere l’hype in sé non è sostenibile.  

Affaticamento

I ritmi costantemente alti che richiede l’hype nel lungo termine non fanno che portare alla cosiddetta “stanchezza da hype”, ecco come viene descritta da una newsletter di Project Management:

L’intelligenza artificiale viene venduta come un modo per semplificare la vita, ma finora ha creato soprattutto nuove pressioni. Non basta solo fornire risultati, bisogna anche “adottare”, “migliorare le competenze” e “rimanere agili”. Ogni settimana porta con sé un nuovo processo, un altro aggiornamento, una nuova dashboard e un sacco di domande silenziose che nessuno osa porre2.

Inseguire e generare costantemente nuovi trend è una corsa spasmodica, anche in campo evangelico e il “burnout” è dietro l’angolo.

Se negli Stati Uniti le mega-chiese possono garantirsi un riciclo altissimo di volontari come manodopera per i loro progetti ad alto tasso di hype, in realtà molto più piccole, come quelle italiane, le cose possono essere più complesse. 

Affaticare gli altri. Il prezzo iniziale spesso lo pagano altre comunità evangeliche: per lanciare nuovi progetti ad alto tasso di hype serve avere in tempi rapidi un certo numero di persone, da attrarre spesso da altre comunità evangeliche, dove già sono stati formati e in cui hanno acquisito competenze. La promessa di nuovi ambienti dove finalmente poter “esprimere il proprio potenziale” ha creato una specie di “mercato del lavoro” all’interno della bolla evangelica che nell’immediato rafforza alcuni e infiacchisce altri. Chi attrae “capitale umano” si assicura forze fresche, le comunità che subiscono le dinamiche del transfer growth invece rischiano di non riuscire a portare avanti neanche le attività più semplici.

Affaticare sé stessi. Ma il rischio di dover mantenere costantemente le novità richiede comunque un impegno costante che sul lungo termine è rischioso anche per i team più affiatati. Per questo si investe in programmi di formazione e specializzazione tecnica (indipendentemente dalla maturità spirituale delle persone coinvolte) per garantirsi abbastanza manodopera. Ovviamente programmi ad alto tasso di hype sono molto costosi, e nonostante le ricche donazioni che possono arrivare dalle gigantesche “chiese madri” o dai “ministeri alleati” (spesso negli Stati Uniti o in America Latina) c’è bisogno di mantenere un alto impegno economico, che nel lungo termine può risultare poco sostenibile e rende affannosa anche la ricerca di sempre più nuove e più redditizie forme di introiti (talvolta con richieste di offerte sempre più impegnative verso i propri membri o cercando di attirare offerte da membri di altre chiese attraverso campagne di “raccolta fondi”).

Delusione, disillusione e decostruzione

Quando le grandi aspettative cristiane non trovano riscontro nella realtà ecco che, delusi, si scende non soltanto verso la fossa della disillusione ma verso una traiettoria potenzialmente molto più pericolosa: la decostruzione e quindi il “cimitero della fede”.

Delusione. Le aspettative possono essere deluse in molti modi: uno scandalo che coinvolge il leader carismatico, le promesse di “risveglio” che non hanno poi riscontro reale, difficoltà economiche, conflitti interni, burnout, etc. Più l’hype è stato gonfiato e più le singole delusioni diventano potenzialmente esplosive.

Disillusione. Se la delusione diventa profonda il sentimento diventa più profondo e persistente, non si limita soltanto al singolo evento o personaggio, ma si estende all’intero contesto di cui si è partecipi.

Decostruzione. Come accaduto nei grandi scandali evangelici recenti, quando la disillusione ha preso il sopravvento, il rischio è decostruire tutto ciò in cui si è creduto in precedenza, compresa la propria fede cristiana evangelica, ritenuta la “base teologica” di ciò che ha portato alle delusioni vissute.

  1. “Artificial intelligence is losing hype, 19 Agosto 2024” https://www.economist.com/finance-and-economics/2024/08/19/artificial-intelligence-is-losing-hype ↩︎
  2. https://projectmanagementcompass.substack.com/p/be-careful-with-the-hype-ai-change ↩︎