- La potenza dello Spirito Santo all’opera
- Potenza dello Spirito Santo e proclamazione del Vangelo: un binomio irrinunciabile
- Ravvedersi dalla McChurch
Dal 22 al 28 settembre 2024 a Seoul si è svolto il 4° Congresso di Losanna, probabilmente la conferenza più rappresentativa del mondo evangelico globale. I partecipanti sono stati più di 5000, in da oltre 200 nazioni e territori.
La prima giornata “piena” di lavori, il 23 settembre, è iniziata con una sessione intitolata La venuta dello Spirito Promesso – Nessuna missione senza potenza. Il messaggio introduttivo è stato pronunciato dal teologo Femi Adeleye, vicepresidente del Movimento di Losanna. Di origine ghanese e nigeriana, Adeleye è direttore per l’Africa di Langham Preaching, direttore dell’Institute for Christian Impact (ICI), autore di diversi libri e insegnante.
Il messaggio si è allineato al tema del congresso, che è quello di “dichiarare e mostrare Cristo insieme”.
Seppure non vi abbia partecipato direttamente, ho potuto scaricare i video degli interventi che si sono succeduti sul palco di Seoul. Il primo che ho voluto guardare (dopo una segnalazione ricevuta da un amico che invece ha potuto assistervi dal vivo) è stato proprio questo discorso.
Ma si tratta di un messaggio molto significativo e importante su più livelli. La centralità dell’azione dello Spirito Santo, a me molto cara in quanto credente pentecostale, e un fermo avvertimento contro le tendenze della McChurch.
Già all’inizio Adeleye cita René Padilla, pioniere del Movimento di Losanna, dicendo: “Ogni generazione di cristiani in ogni luogo riceve la forza dello Spirito Santo che rende possibile la testimonianza del Vangelo a Gerusalemme e in tutta la Giudea e Samaria e fino ai confini della terra. In altre parole, ogni chiesa, ovunque si trovi, è chiamata a partecipare alla missione di Dio. Una missione che è locale, regionale e mondiale, a partire dalla propria Gerusalemme”.
La potenza dello Spirito Santo all’opera
Secondo Adeleye la missione deve continuare a livello globale con la presenza e la potenza dello Spirito Santo. Il suo discorso è stato suddiviso in tre sezioni: la venuta dello Spirito Santo, la risposta immediata della folla all’evidenza dello Spirito Santo e, infine, la proclamazione dello scopo della venuta dello Spirito Santo.
All’inizio del secondo capitolo degli Atti, Gesù ha ordinato ai discepoli di aspettare a Gerusalemme. Essi ubbidirono e trascorsero il loro tempo in preghiera insieme a Madre Maria, Maria Maddalena, i fratelli di Gesù e altri ancora: “In tutta la storia, un impatto missionario significativo è sempre preceduto dalla preghiera”, ha detto Adeleye.
A seguito di questa ubbidienza, ci fu la potente manifestazione dello Spirito Santo: il suono del vento impetuoso, le lingue di fuoco e il parlare in altre lingue dei 120 riuniti nell’alto solaio. Un evento che sconvolse la folla di pellegrini presente a Gerusalemme per la festa di Pentecoste. Sono stati evidenziati i diversi contesti culturali degli uomini e delle donne di quella folla, raggiunti dai discorsi pronunciati in diverse lingue.
“Oggi lo Spirito Santo continua a manifestarsi in modi simili in varie parti del mondo”. Adeleye ha ricordato vari movimenti di risveglio come riflessi della Pentecoste, a partire dal risveglio gallese del 1904-1905. Ha citato anche il Risveglio di Asuza Street, il Risveglio dell’Africa orientale o Okulokoka degli anni ’20 e ’30, la Pentecoste coreana del 1903-1907, il Risveglio della Manciuria in Cina del 1908 e altri ancora.
E proprio in questo momento che rimarca un concetto fondamentale che svilupperà alla fine del proprio discorso:
“Oggi non possiamo sostituire la preghiera fervente con strategie, logistica o piani”.
Ha poi proseguito con il secondo punto, sottolineando che la folla nel giorno di Pentecoste era stupita e meravigliata dalla venuta dello Spirito Santo, che segnava l’inizio di una nuova era per la Chiesa. “Questa folla era eterogenea, e tutti sentivano ciò che veniva detto nelle loro rispettive lingue”, ha detto Adeleye. “Il che significa che lo Spirito Santo è per tutte le nazioni”.
L’effusione dello Spirito Santo, i segni e i prodigi sono stati seguiti da una proclamazione che testimonia la persona del Signore Gesù Cristo.
Potenza dello Spirito Santo e proclamazione del Vangelo: un binomio irrinunciabile
Adeleye ha analizzato il sermone di Pietro nel giorno di Pentecoste, condividendo tre punti chiave: l’adempimento della profezia di Gioele, che Gesù è stato ucciso ma è risorto dai morti e, infine, che Dio ha fatto di Gesù sia il Signore che il Cristo.
Il messaggio trasmesso da Pietro portò la folla a provare una profonda convinzione di peccato. I presenti chiesero cosa dovessero fare, al che Pietro disse loro che dovevano ravvedersi ed essere battezzati per la remissione dei peccati, e poi avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo.
“Amici, oggi il ravvedimento è sempre più una parola che manca dai nostri pulpiti … Il ravvedimento deve continuare ad essere predicato indipendentemente dal contesto del mondo in cui viviamo”.
Adeleye afferma che questo passo è rilevante oggi come lo era ai tempi di Gesù. Segni e prodigi sono essenziali per le missioni, ma non sono fini a se stessi. Secondo Adeleye, devono sempre essere accompagnati dalla proclamazione della grazia salvifica di Dio.
L’annuncio deve essere fedele al contenuto del Vangelo, portando le persone a invocare il nome di Gesù Cristo per la salvezza.
In tutto il libro di Atti si evince che gli apostoli continuarono a compiere segni e miracoli nel nome di Gesù mentre si recavano negli angoli più remoti del mondo conosciuto.
“Dobbiamo sempre tenere presente che la missione, locale o globale, non è possibile senza la piena convinzione, l’affermazione e l’esperienza della presenza della persona e della potenza dello Spirito Santo”.
Ha poi ribadito alla folla che le opere dello Spirito Santo non sono antiche, ma che continuano a essere possibili oggi come 2.000 anni fa. Le statistiche mostrano che le persone nei Paesi non sviluppati sono più aperte alla possibilità di opere miracolose rispetto ai cristiani occidentali.
Adeleye ha detto che in Paesi come questi, i risvegli sono sempre stati accompagnati da profonde convinzioni e pentimenti. Secondo lui, i risvegli che si sono diffusi in tutto il mondo nel XIX e XX secolo confermano ai credenti di oggi che “lo Spirito Santo è vivo e vegeto e continua a operare nel nostro mondo”.
I recenti risvegli universitari al Wheaton College nel 1995, all’Asbury University nel 1970 e di nuovo nel 2023 hanno ulteriormente rafforzato la realtà che lo Spirito Santo è venuto e continua ad operare tra noi”.
In chiusura, Adeleye ha sfidato il pubblico a dichiarare con coraggio che lo Spirito Santo, come le altre persone della Trinità, è lo stesso ieri, oggi e sempre.
“Lo Spirito Santo trascende i dettami culturali, indipendentemente dalla parte del mondo da cui proviene”.
Infine, ha chiesto il ravvedimento e il ritorno allo Spirito Santo per i credenti di tutto il mondo.
Ravvedersi dalla McChurch

Quelli che tra di noi credono nell’opera dello Spirito Santo ma tendono a metterlo da parte a motivo di un modo di pensare che dipende primariamente dalle moderne tecniche manageriali, dai grossi finanziamenti, da ingenti risorse umane e dalle statistiche come misura di crescita e impatto, hanno bisogno di ravvedersi e ridedicarsi pienamente all’assoluta dipendenza dallo Spirito Santo.
La razionalizzazione della Chiesa non garantisce alcun successo, e lo dimostrano i continui dati che confermano il declino o la stasi dell’evangelizzazione nel mondo occidentale, mentre in Africa e Asia si assiste a una situazione molto più vivace.
Dopo aver dimostrato, ricordando i primi passi della Chiesa Primitiva, la nostra totale dipendenza dall’opera dello Spirito Santo, Adeleye ha richiamato ogni denominazione evangelica a non confidare nei mezzi della McChurch, ma continuare a cercare l’unica potenza che può creare un reale impatto nella vita dell’uomo in qualsiasi contesto culturale.

